In Vetta

L’incoscienza, quella istintiva e fanciullesca, mi ha portato a vivere questa avventura. Breve ma profonda. Un’avventura è qualcosa di soggettivo, è il sovvertimento del tempo e della percezione abituale. Per me è stato il viaggio. A piedi. Osservavo affascinato le vette che durante tutta la mia vita mi hanno circondato, sapendo di trarre energia da loro perché, quando non le scorgevo all’orizzonte, sentivo in me un senso di smarrimento e di mancanza. Ho deciso quindi d’iniziare il mio cammino partendo da casa. Ho cercato di rendere il viaggio più difficile e duro caricando lo zaino al massimo, per più di tre quarti occupato da attrezzatura fotografica. Ho vissuto sulle vette quaranta giorni. La fatica del dislivello mi ha accompagnato per tutto il tempo, facendomi capire la bellezza del bere dalle pozzanghere e respirare le nuvole dell’alba. Forse la mia avventura è poca cosa se confrontata a vere imprese alpinistiche, ma so d’avere trovato un capo del filo e, se basta così poco, allora credo che sia grandioso darle parola. È stupefacente quanto sia semplice allungare la mano per prenderlo ed era questo capo ciò che cercavo. Il silenzio. Quello che solo l’energia della Natura riesce a trasmettere.

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